Un dolore non t’abbandona… mai!

Elvis Perkins - In Dearland

 

Ilenia Beatrice Protopapa - 20/01/2010

Elvis Perkins - In Dearland

Un dolore non t’abbandona… mai!

La seconda opera del folk’n’roll singer americano

Le iniziali sono, come dire, “storiche”…. EP … Lui di nome fa Elvis (come il mitico The King!) e di cognome fa... Perkins (classe 1976: è il figlio del mitico attore di Psycho: Anthony Perkins morto di Aids il 12 settembre 1992). Forse già basterebbe questo a farci fantasticare sulla sua esistenza: chi può essere uno con un nome del genere e con un trascorso simile? Poi scopriamo che la madre era Berry Berenson, fotografa di Vogue e Life nonché sorella dell’attrice Marisa Berenson (la ricordiamo nel 1971 in Morte a Venezia di Visconti e nel 1975 in Berry Lyndon di Kubrick). Poi ancora, come in genere vanno queste cose, ci accorgiamo che la realtà spesso supera la fantasia e le varie fantasticherie che ci facciamo sono molto meno sorprendenti della vita vera: andando avanti con la storia veniamo a sapere che Berry Berenson muore l’11 settembre 2001 nello schianto del volo dell’American Airlines sulla prima della Twin Towers di New York… Insomma, come trascorso pesante e luttuoso, per non dire disperato, per il nostro Elvis forse potrebbe bastare. Lui voce limpida, mai patetico, lui folk’n’roll singer alla Van Morrison e alla Bob Dylan.

Il nostro ragazzo è cresciuto tra New York e Los Angeles, fa il folksinger e trascina dietro alle spalle un bagaglio di dolore, un dolore che non ha tenuto chiuso ermeticamente, ma che ha cercato di elaborare ed esternare con l’album del 2007 Ash Wednesday, dalle tonalità costantemente malinconiche (basta il titolo traducibile in Mercoledì delle ceneri) e in cui pezzi quali All The Night Without Love, While You Were Sleeping e la stessa Ash Wednesday fanno trapelare forte tutto il dolore ed il lutto subìto. Un grumo di polvere e niente di più, questa è l’esistenza: All this life is Ash Wednesday, il giorno dopo, un mercoledì delle ceneri (Elvis perdeva sia il padre che la madre di martedì). Cenere e terra – quella del disastro delle Twin Towers – è tutto quello che resta the day after.

Prodotto poi, due anni dopo, da Chris Shaw (già vicino al mitico Jeff Buckley), ecco che Elvis Perkins raduna la sua band (tre amici: Wyndham Boylan-Garnett, Nick Kinsey e Brigham Bough) che chiama Elvis Perkins In Dearland e dà vita al suo secondo album omonimo. Shampoo apre il cd con il ritornello che cita la classica folk song americana (dalle antiche origini scozzesi o gaeliche) Black Is The Colour (Of My True Love’s Hair) resa famosa da Nina Simone, dove armonica ed organi la fanno da padrone. Hey (featuring Becky Stark, coetanea di Elvis Perkins e cantante dei Lavander Diamond), ricco di percussioni, è forse il pezzo più accattivante dell’album, di quelli che non ti stancheresti mai di ascoltare e che, anzi, più lo ascolti e più ti carichi. L’eco della malinconia, del lutto e del distacco riecheggia poi in 1-2-3 Goodbye e nei violini di Send My Fond Regards to Lonelyville.

Ma in fondo la malinconia, la tristezza e l’inquietudine, nonostante i ritmi vibranti e rockeggianti apparentemente allegri, non sono mai scomparse da quel bagaglio che il nostro Elvis si trascina dietro… Ce lo dicono le fanfare di Doomsday che quando attacca sembra quasi espressione d’ una funeral band e ce lo dicono pezzi come How’s Forever Been Baby dove la struggente armonica alla Dylan che apre la canzone basterebbe da sé. “I would bury it in ice for all of eternity to see how’s forever been baby…”. Perché, caro Elvis, un dolore non puoi che portartelo appresso, magari se riesci ad evitare di tenerlo chiuso ermeticamente è già un passo avanti e lo lasci vagare un po’ per illuderti che possa abbandonarti e liberarti dal suo peso, ma tanto… macché! Ti resta attaccato dietro alle spalle per sempre, attaccato come un bagaglio, un sacco, uno zaino ed ogni day after è un giorno di dolore, un giorno del giudizio, un mercoledì delle Ceneri che ti mette alla prova e forse devi solo cercare di “non guardare indietro con rabbia” (“Don’t look back in anger” ci avrebbero detto gli Oasis).

Ilenia Beatrice Protopapa-www.tifogrifo.com

Elvis Perkins In Dearland, XL Records, 2009



 

07/09/2010 14.44.53